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CONCILIO DI NICEA SCARICA


    Il concilio di Nicea, tenutosi nel , è stato il primo concilio ecumenico cristiano. Stampa/esporta. Crea un libro · Scarica come PDF · Versione stampabile. Il secondo concilio di Nicea fu convocato nel , su richiesta di papa Adriano I, .. Stampa/esporta. Crea un libro · Scarica come PDF · Versione stampabile. Nota di disambigua - Se stai cercando il concilio di Nicea del , vedi secondo Il Primo concilio di Nicea è stato il primo concilio ecumenico del mondo. Tema: Simbolo Niceno contro Ario: consustanzialità del Figlio col Padre. Documenti: 20 Da scaricare, desktop, sfondi, segnalibro. michael kors side bag Primo concilio di Nicea convocato dal 19 giugno al 25 luglio (?) Papa Silvestro I. Cosa stabilì il Concilio di Nicea (in Asia Minore) del d.C., il primo concilio ecumenico (cioè universale) della storia della Chiesa.

    Nome: concilio di nicea
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    Che rapporto c'è tra Gesù e Dio? Sono due dei? Occorreva risolvere la cosa altrimenti il prezzo sarebbe stata una totale frantumazione delle comunità cristiane che già avevano problemi grossi con l'introduzione del culto dei santi ad imitazione del culto pagano degli eroi e del politeismo e del culto della verginità di Maria preso di sana pianta da miti pagani.

    Anche nella soluzione dei problemi posti vi era la presenza delle tradizioni pagane che avevano tutte una trinità da venerare Iside, Osiride e Horus; Zagreo, Fane e Dioniso; Giove, Giunone, Minerva; Fu allora che Ario sostenne le stesse cose di precedenti Padri della Chiesa e venne trattato da idolatra ed eretico.

    Fu Teofilo di Alessandria il primo a condannare la posizione subordinazionista e con essa Origene che verrà condannato definitivamente dal V Concilio della Chiesa nel ed Ario.

    Il contesto storico in cui si inserisce il secondo concilio di Nicea è il "rifiuto delle immagini", o "iconoclastia", che vedrà coinvolta la Chiesa orientale ed in particolare la Chiesa imperiale di Costantinopoli per almeno un secolo.

    Il cristianesimo non aveva una eredità artistica; il giudaismo, da cui emanava, evitava la rappresentazione del sacro e del divino. Lo stesso ha fatto il cristianesimo primitivo paleocristiano, che invece faceva ricorso ai simboli pesce, ancora, agnello, ecc. Con il IV secolo, sotto l'impulso dello spirito greco, i cristiani cominciarono a decorare i luoghi di culto, e il passo successivo fu inevitabilmente la rappresentazione del sacro.

    Tra i Padri della Chiesa non vi era unanimità di giudizio sulla liceità o meno della venerazione delle immagini, e nemmeno sullo stesso significato delle parole "venerazione" e "culto". Favorevoli alle icone si mostrarono i monaci e il grande teologo Giovanni Damasceno. I papi di Roma, coinvolti nella questione, si schierarono con il Patriarca Germano contro la politica iconoclasta di Leone III , ma dovettero incassare un duro colpo quando l'imperatore sottrasse al controllo ecclesiastico di Roma l'Italia meridionale e l'Illiria.

    Ma vi erano altre complicazioni. Nel N. Gli antichi cristiani trovarono il dogma della trinità attestato tanto esiguamente nella Bibbia, che nel IV secolo si pervenne a una delle più celebri interpolazioni neotestamentarie, al Comma Johanneum, un falso insinuato in parecchi Codici. La dottrina della fede nello Spirito Santo sorse gradualmente nel II secolo nella Confessione di fede apostolica. Generalmente nelle loro speculazioni sulla trinità divina i Padri della Chiesa di questo periodo spesso si dimenticarono dello Spirito e parlarono solo di due Persone.

    Lo Spirito Santo ottenne la divinità piena solo nel in occasione del Secondo Sinodo ecumenico di Costantinopoli.

    A tale Sinodo parteciparono 56 persone e le decisioni furono prese da ben pochi fratelli esperti in faccende di fede ecclesiastica. Il sinodo d'Antiochia fu solo una sorta di preludio all'assemblea chiesastica prevista da Costantino in un primo tempo in Ancira l'odierna Ankara , poi tenuta nel nella sua residenza estiva di Nicea oggi Iznik, a Km da Istanbul , nell'Asia Minore nordoccidentale, il primo Concilio ecumenico, vale a dire universale, cui presero parte circa trecento vescovi provenienti da ogni parte del mondo.

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    In verità la massima parte dei delegati proveniva dall'oriente; l'occidente fu rappresentato solo da un vescovo gallico, uno calabrese e uno pannonico, inoltre erano presenti il vescovo spagnolo Osio di Cordoba, Ceciliano di Cartagine e due preti romani delegati in rappresentanza del vescovo di Roma Silvestro, che era ammalato. La grandissima parte dei chierici cattolici nemmeno oggi ha grande dimestichezza con la teologia storico-critica, ma per altre ragioni.

    A Nicea, in ogni caso, come già in Antiochia, solo pochi padri sinodali si mostrarono capaci di autonomia di giudizio, ma neppur essi riuscirono a concludere nulla.

    Non furono approntati protocolli oppure essi furono fatti sparire ad opera della Chiesa. Assecondando i desiderata imperiali, alla fine ai vescovi venne proposta una formula che non era stata sostenuta da nessuno dei due gruppi contendenti, che affermava l'uguaglianza di sostanza del Figlio col Padre, l'identità di una sostanza divina in entrambe le persone la cosa era stata già rigettata da un altro Sinodo - Antiochia - e anche nella Bibbia non era prevista.

    In tal modo furono poste fuori gioco tutte le concezioni subordinazionistiche in relazione al rapporto Padre-Figlio. Da dove proveniva questa idea?

    La Chiesa non ce lo ha fatto mai sapere esplicitamente fino agli inizi del Novecento. Da allora sappiamo che l'idea è di derivazione gnostica. Il Valentiniano Teodoto fu il primo cristiano a definire Trias Padre, Figlio e Spirito Santo, mentre la Chiesa non aveva assolutamente inventato nulla di simile nella sua tradizione più antica.

    E questo è solo l'inizio del vero miracolo non di Gesù o Dio ma della Chiesa: la completa distruzione del messaggio del Cristo delle origini. Una invenzione che l'antica comunità cristiana non si sarebbe mai sognata, che non compare nei Vangeli dove semmai il dogma viene contraddetto.

    Pur di diventare unico Augusto dell'impero romano, egli fu disposto a eliminare ogni possibile rivale: Massimiano già Augusto , Massenzio proclamato Augusto dal senato e dal popolo romano , Massimino Daia Cesare dell'Augusto Galerio e Licinio nominato Augusto su proposta di Diocleziano. Lattanzio poi scriverà che non fu un "peccato" massacrare le famiglie dei persecutori anticristiani.

    Nonostante questa catena di delitti, ai quali naturalmente bisogna aggiungere quelli, molto più numerosi, ch'egli commise in quanto "imperatore", la chiesa greca lo venera ancora oggi come "santo", insieme alla madre Elena, e "Uguale agli Apostoli", mentre la chiesa romana gli decreterà solo l'appellativo di "Grande", non quello di "santo": sia perché egli aveva trasferito la capitale a Bisanzio, sia perché aveva inaugurato la politica cesaropapista opposta a quella che sorgerà in Occidente: il "papocesarismo".

    Inizialmente Costantino era favorevole al culto di Apollo-Sole, una specie di monoteismo sincretistico: il Sol invictus in cui il padre Costanzo credeva nella figura dell'Apollo gallico. La prima manifestazione autonoma di Costantino nel campo religioso è la visita al tempio di Apollo in Autun , prima di attaccare i Franchi. Da notare che secondo la tradizione raccolta dallo storico Eusebio di Cesarea, consigliere e biografo di Costantino, questi, alla vigilia della battaglia decisiva presso Ponte Milvio contro Massenzio, fece mettere i simboli X e P sovrapposti sugli scudi dei suoi soldati.

    In realtà un monogramma simile lo si ritrova su insegne militari orientali precristiane come simbolo del Sole: è probabile che Costantino l'avesse adottato per accattivarsi le simpatie dei cristiani. Peraltro l'arco di Trionfo decretatogli dal senato romano dopo la sua vittoria su Massenzio terminato nel , ricevette una decorazione figurata corrispondente alla concezione pagana del senato, che vide nel Sole invitto il dio protettore dell'imperatore.

    Questo anche se l'iscrizione dell'arco, ascrivendo la vittoria ad una "ispirazione della divinità", poteva non risultare sgradita al mondo cristiano. Una guardia particolare doveva proteggerlo durante i combattimenti.

    Da notare che la storiografia cristiana a partire naturalmente da Eusebio e Lattanzio ha sempre voluto far vedere che nella battaglia di Ponte Milvio si scontravano due religioni opposte: paganesimo e cristianesimo.

    In realtà Massenzio non era anticristiano: egli semplicemente era contrario a che il potere governativo fosse concentrato nelle sole mani di Costantino, che voleva abolire ogni divisione territoriale dell'impero.

    Ci è stato conservato, in versioni non molto diverse, da Lattanzio in latino e da Eusebio in greco , ma soltanto nella redazione che ricevette nel decreto di Licinio per il governatore della Bitinia e pubblicato a Nicomedia.

    Esso comunque non fece che estendere a tutto l'impero le disposizioni già prese dall'imperatore Massimino Daia in Asia Minore, poi sconfitto da Licinio. O, se si preferisce, non fece che ampliare le disposizioni già contenute nell'editto di Galerio del L'Editto di Milano concedeva a tutti, entro i confini dell'impero, e in particolare ai cristiani piena libertà di religione e di culto, senza preferenze statali per alcuna particolare religione.

    Esso prevedeva anche la restituzione oppure l'indennizzo degli edifici ecclesiastici, dei fondi passati al fisco o in possesso privato e dei cimiteri alle comunità cristiane, ora considerate come enti corporativi dotati di personalità giuridica. Successive indagini provarono non solo che Felice non era un traditore, ma che lo erano stati alcuni vescovi del movimento donatista. Sicché Costantino, vista la loro ostinazione a rifiutare le decisioni del sinodo, prese a reprimerli con la forza, facendo esiliare molti vescovi " eretici " e confiscare le loro chiese.

    Paradossalmente il primo a tradire lo spirito e la lettera dell'Editto di Milano era stato proprio lui. Facciamo alcuni esempi. Questi provvedimenti blandi furono tuttavia inutili; i meleziani si unirono agli ariani e causarono dissensi ancora più gravi [44] , diventando nemici implacabili di Atanasio, sotto il regno di Costanzo II , successore e nipote di Costantino, che era notoriamente un protettore degli Ariani.

    Concilio di Nicea del d.C. Cosa stabilì? - Studia Rapido

    L'eresia meleziana venne meno comunque intorno alla metà del V secolo. Il battesimo degli eretici[ modifica modifica wikitesto ] Questa sezione sull'argomento cristianesimo è ancora vuota.

    Aiutaci a scriverla! Sulla persecuzione di Licinio[ modifica modifica wikitesto ] Questa sezione sull'argomento cristianesimo è ancora vuota.

    Credo di Nicea-Costantinopoli

    Effetti del concilio[ modifica modifica wikitesto ] Gli effetti a lungo termine del concilio di Nicea furono significativi. Per la prima volta, rappresentanti di tutti i vescovi della Chiesa furono concordi su un tema di dottrina, pena esilio e morte.

    Sempre per la prima volta, l'Imperatore che non era ancora cristiano svolse un ruolo attivo, convocando insieme i vescovi sotto la sua autorità e usando il potere dello Stato per dar seguito alle disposizioni conciliari compreso il rendere esecutive le condanne all'esilio e simili. Questo fu l'inizio del cosiddetto cesaropapismo : un coinvolgimento di Chiesa e Stato che seguiterà fino ai nostri giorni a essere oggetto di dibattito.

    A breve termine tuttavia, il concilio non risolse del tutto i problemi per cui era stato convocato. Eustazio di Antiochia fu deposto ed esiliato nel Introduzione[ modifica modifica wikitesto ] La lista dei partecipanti al concilio di Nicea è riportata da molti manoscritti e in diverse lingue.

    L'opera distingue le diverse liste per lingua. In lingua latina appartengono molti elenchi, raggruppati da Turner nella sua opera Ecclesiae Occidentalis monumenta iuris antiquissima in cinque famiglie. I manoscritti più importanti sono quelli noti con il nome di Collectio Dionysio-Hadriana, che fu consegnata da papa Adriano I a Carlo Magno nel e che completa la collectio redatta dal monaco Dionigi il Piccolo ed apparsa a Roma nei primi decenni del VI secolo.

    Le liste latine riportano elenchi che variano da a nomi. A queste due liste sono associate altre tre liste in siriaco: una lista in greco e siriaco di nomi pubblicata da Kaufhold [48] e Ruggieri [49] nel ; un elenco di nomi tratto dalla Cronaca di Michele il Siro ; [50] e una lista di nomi attribuita a san Maruta di Mayferkat.

    Infine in lingua armena esiste un elenco di nomi proveniente dalla collezione canonica composta dal catholicos armeno Giovanni III il Filosofo